….turbare, scuotere, provocare le coscienze

Serena Bedini
Docente Accademia del Giglio di Firenze, critico d’arte

Non deve stupire, osservando le opere di Gaetano Porcasi sulla mafia, il drammatico contrasto dei colori: il rosso infuocato del sangue, il nero cupo dei titoli e il bianco inerte delle pagine dei quotidiani. Non deve cogliere impreparati nemmeno il succedersi e il sovrapporsi, pazzo e disperato, delle immagini, dei richiami ironici agli stereotipi mafiosi, dei riferimenti tragici alle stragi. Le tinte violente, le scritte immediate e dirette come pugnalate, i volti duri e scolpiti o scossi e appassionati, i gesti tragici, a volte persino disperati nella loro esasperazione, vogliono turbare, scuotere, provocare le coscienze. È il caso di “Wanted” in cui il rosso cruento dello sfondo diventa sangue che va a tangere, non casualmente, un volto-ombra: è la sagoma di un uomo privo di fisionomia che lascia trapelare, dalla smorfia dura della bocca, la sua spietata filosofia di vita. Non meno crudo appare l’olio su tela “Il giorno dopo la strage”, in cui le macchine sventrate dalla deflagrazione e il volto smarrito del Giudice Borsellino bastano a far rivivere quel giorno terribile.

Gaetano Porcasi, con i colori delle sue immagini, le simbologie del suo linguaggio pittorico, grida il suo sdegno contro la mafia, urla la sua disperazione, piange le vittime della sua Sicilia, rivendicandone l’onore, ricordandoci che le ferite non sono ancora rimarginate e non lo saranno fino a quando esisterà la possibilità che fatti analoghi si ripetano. È un messaggio di pace che arriva con la violenza di un colpo di pistola, è una dichiarazione di guerra all’odio inaudito e spietato, è una manifestazione di coraggio davanti a chi non vuole mostrare il proprio volto e preferisce agire nell’ombra, terrorizzando quanti non hanno la capacità di difendersi.

Non c’è luce nelle opere di Porcasi contro la mafia, perché non riguardano il futuro, ma sono la memoria per la quale non c’è rimedio, sono la raffigurazione cruda dei fatti della storia del nostro Paese, sono i giorni bui consacrati alla cultura dell’odio, del potere, della violenza. L’oscurità dominante in esse è il passato che solo il futuro potrà illuminare della luce nuova del cambiamento.