La lingua dell’arte

Giancarlo Caselli, Procuratore della Repubblica di Torino

La resistenza alla mafia parla molte lingue. La lingua della repressione, della cattura dei latitanti, dei processi e delle condanne. La lingua dell’aggressione ai patrimoni che i mafiosi accumulano con i loro delitti e mediante un sistematico drenaggio delle risorse , un’ economia di rapina che “vampirizza” il tessuto economico legale a colpi di estorsioni, tangenti, usure, truffe, appalti truccati, corruzione. La lingua dei diritti elementari che devono essere assicurati ai cittadini se si vuole farne degli alleati dello Stato anziché dei dipendenti della mafia ( come si sforza di fare “Libera” organizzando cooperative di giovani che lavorano le terre confiscate ai mafiosi: la dimostrazione che la legalità “paga” anche in termini di diritto al lavoro e di opportunità di uno sviluppo economico più ordinato). La lingua della cultura, dell’approfondimento e della presa di coscienza circa la realtà della mafia: mediante seminari, dibattiti, analisti storiche, sociologiche e giuridiche, percorsi di educazione alla legalità. La lingua dell’arte, degli spettacoli musicali, teatrali e cinematografici, dei romanzi, della poesia e della grafica.

La lingua dell’arte ha in Gaetano Porcasi un interprete d’eccellenza. Con tratti robusti, ruvidi contrasti e colori vividi sa esprimere e comunicare tutta l’arroganza della mafia; ne sa tratteggiare con forte evidenza la crudeltà e la violenza; ne descrive la pervasività e l’espansione; ne celebra le sconfitte quando il contrasto dello Stato imbocca la strada giusta. Così, la resistenza antimafia di Gaetano Porcasi è la tra le più suggestive e al tempo stesso efficaci.

Gian Carlo Caselli