Alla base della attuale produzione artistica di Gaetano Porcasi c’è una
forte tensione all’impegno sociale che l’artista siciliano risolve chiamando storie, figure esemplari e intrepide bandiere a reinterpretare epopee. L’uomo e l’invento stesso della storia, nelle sue opere, vengono riportate secondo una vibrazione soggettiva e personale, riuscendo ad infondere evidenza e presenza di realtà anche a ciò che appartiene al passato o al sentimento. Ma Porcasi, memore della lezione di Francesco Goya, sa che il mondo estremo della verità non può essere raccontato. Così, ha imparato a coniugare l’autenticità come la forza visionaria, venendo a condividere del grande artista spagnolo, fors’anche inconsapevolmente, il senso liberatorio e soggettivo della rappresentazione grafica per la quale manifesta una sapiente versatilità. Dipingere, per lui, diviene, allora, meditazione e insieme azione. Al punto che, talvolta, la tela, per lui si configura come un campo di battaglia. Egli sa che è la struttura dell’immagine che conta, mentre ciò che essa rappresenta appartiene alla comunicazione visiva. Lo stragismo in Sicilia dal 1943 al 1997, in quest’ottica, appare denso degli eventi più tragici dell’isola, e costituisce l’occasione per attivare un dialogo circolare tra passato, presente e futuro: dallo sbarco degli Alleati all’uccisione a Partinico dell’avv. La Franca. Passando per le stragi di Portella delle Ginestre, di Ciaculli, di Capaci e di via D’amelio. E per le più emblematiche denunce
dei 300 morti ammazzati dalla mafia (negli anni, contrassegnati in ciascuna opera come se si trattasse di un numero civico): da Peppino Impastato, a Mauro De Mauro, da Mario Francese a Giuseppe Fava, da Piersanti Mattarella al prefetto C.A. Dalla Chiesa, dai capitani dei carabinieri Emanuele Basile e Mario D’Aleo a Don Pino Pugliesi... per questo giovane artista, infatti, oltre alla comunicazione visiva, è significativa la capacità di coniugare le visioni attinte dall’inconscio come appaiono evidenti il suo impegno civile, la sua coscienza critica e la sua anima popolare. Ma anche il grande amore per la sua terra dalla
quale, oltre alle scritte sui muri azzolati (come campeggiano i nomi di Falcone e Borsellino), trascrive sulle tele anche uliveti, canneti, papaveri, fichidindia, agavi, acacie e ginestre puntate verso il cielo, raccontando una Sicilia non retorica e un paesaggio come l’ambito di conoscenza (dove trionfa la vita). Con una esplosione di colori di struggente armonia. Che certo non fanno dimenticare la Sicilia delle stragi ma ne manifestano, oltre alla potenzialità di riscatto, l’aspirazione alla rinascenza. Certo, egli sa che il passato non ritorca più. Ma nemmeno sparisce del tutto. E, soprattutto, che ciò che è stato, riappare sempre in forme nuove, quando con il colore allo stato puro, esprime arte, passione civile e vita. Quando l’azzurro, più che un colore, diventa distanza, sguardo. Come entrare nel tempo per agire nella storia. La sua pittura, figlia di un romanticismo lontano, qua e là sfiorata da ascendenze guttusiane e da un andamento barocco, si fa carico di un realismo denso di motivazioni psicologiche rese con grande originalità dal tormento di una spatola agguerrita. Non si tratta di una realtà sublime nè deforme o surreale. Ma di una realtà, nella quale, insieme agli echi dei suoi studi accademici, transitano gli umori del tempo e una teoria di immagini inquietanti, scandite da un allucinato bisbigliare di cromie espresse talvolta alla maniera fauve, in un clima di libertà spirituale tutta colore e gesto, come accade in questa lunga teoria di olii e acrilici. Importante anche, nell’operare artistico di Gaetano Porcasi, l’uso della gestualità espressionista, nel collage e del suo potere simbolico. Ma singolare anche la sua volontà di legare la pitture, l’arte, all’onda lunga della memoria storica, alla cultura della legalità e della pace ed alla poesia. Come quando, nelle sue opere sembra far eco ad alcuni miei versi del 1988:Chi ricorderà il sacrificio dei combattenti, chi mai potrà riscattare questa terra, quei luoghi, quei dolori se non daremo voci, senso, risolutezza nobili pensieri a questa sfida ?Porcasi, forte della sua pratica di docente, alimentata dalla sua esperienza ed alla partecipazione attiva alla vita artistica del suo tempo fin dalla giovane età, prova a sommare, con felice intuizione, tradizione e innovazione, depurandone le forme al tornio della luce. E questo è il momento nel quale le sue opere trovano una modernità di espressione, basata proprio nel registro della luce chiamata a segnare una nuova linea di continuità e discontinuità della figura dello spazio ed a legare forme alla grande cultura figurativa e a suggerire un dialogo fecondo nella spirale segreta dell’immaginazione. Un quadro, lo sapeva bene Remo Brindisi, è sempre frutto del pensiero che gli ha dato vita. Per un artista, quindi, il fatto creativo resta la condizione primaria ed essenziale per cui può elaborare un tema dentro di sé. Quelli di Gaetano Porcasi, sono quadri nei quali sembra che egli disegni sulla tela direttamente col pennello. Nei quali, i colori, nell’accensione dei verdi, dei blu, dei gialli e dei rossi, si penetrano vicendevolmente nella luce di natura e si legano ad una immagine di memoria. Del resto, ce lo ricorda il sociologo tedesco Werner Sombart, anche “I fatti sono come le perle: hanno bisogno di un filo che li leghi insieme”. Questo filo, nelle opere di Porcasi, si annoda fino a tessere trame che consentono, per esempio, di entrare financo negli ingranaggi globalizzanti della burocrazia che trovano nel “cervello”, nella libertà di pensiero, la loro carica vitale ed espressiva. Un altro motivo particolare per il quale l’artista esterna una forte sensibilità è la
convinzione che un popolo che non conosce la sua storia è un popolo che non consoce se stesso e che avrà difficoltà a risolvere i problemi che deve affrontare. Da questa esigenza di conoscersi e di riconoscersi nasce, probabilmente, anche il Porcasi ritrattista in grado di ricreare figure ed emozioni pronte a farci trasalire, e quel suo indulgere a vedere il mondo degli uomini nella sua storicità e drammaticità e a rappresentare dei luoghi simbolo che, oltre al gusto della citazione e al suo spiccato senso architettonico, richiama al senso del tempo e ci ricorda che la memoria è un valore da salvare e ci sono nuove frontiere da esplorare.

Pino Giacopelli