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La
grettezza culturale e l’arretramento etico e sociale
dell’ambiente in cui vive lo hanno costretto a cercare
“rifugio” nella sua inconsueta pittura e a crearsi
amicizie, vere e sincere, fuori porta: così ha dato
vita, per sua libera scelta, alla creazione di una pittura
fuori dai canoni tradizionali, lontana mille miglia dai
canoni abituali dell’ estetica classica. L’arte
di Porcasi ha come movente il principio ispiratore che a
guidare l’occhio nella dimensione estetica, è
il cervello,ossia la capacità razionale che accomuna
tutti gli esseri umani al di la delle loro idee politiche
e religiose. E proprio facendo leva sul grande tesoro della
ragione umana, la sua attività pittorica si presenta
carica di forte, anzi fortissima denuncia sociale contro
il triste flagello della mafia, con lo scopo principale
di RICORDARE, soprattutto, i tanti caduti per mano mafiosa.
Denuncia
e Ricordo: come scriveva Leonardo Sciascia “il nostro
è un paese senza memoria e senza verità ed
io, per questo, cerco di non dimenticare”.
Da una parte la denuncia del fenomeno mafioso, nella consapevolezza
che la cultura, ossia una visione della vita impregnata
di sani valori etico-morali, sociali, religiosi, possa dare
un notevole contributo al cammino di liberazione, dall’altra
il ricordo di persone, note e meno note, che hanno pagato
con la loro vita il loro alto senso dello Stato, delle sue
istituzioni, delle sue leggi, della legalità vissuta
nel quotidiano, del rifiuto del meccanismo perverso delle
raccomandazioni e del servilismo sciocco che attanaglia,
purtroppo, ancora oggi, molti siciliani. Ricordare significa
“far passare attraverso il cuore”, cioè
rendere presenti, alla dimensione razionale, ma anche a
quella affettiva, le persone che hanno perso la guida per
servire un ideale. Da servi sciocchi a uomini liberi! Un
profondo valore etico caratterizza e attraversa questa pittura,
dove si susseguono i tanti personaggi del “gotha”
mafioso e le loro tristi opere di morte, di devastazione
delle persone, della società, dell’economia,
del vero volto della Sicilia e dei siciliani onesti e laboriosi.
Per
fare ciò, Porcasi si è circondato di una cerchia
di amici che ne hanno sostenuto, culturalmente e socialmente,
la sua attività pittorica: Salvo Vitale, Pippo Cipriani,
Rosario Crocetta, Cosmo Di Carlo, Pino Maniaci,Carlo Lucarelli,
Cataldo Naro (di venerata memoria), Giancarlo Caselli, Carlo
Marino, Antonino Iannazzo, attuale sindaco di Corleone,
e Biagio Sciortino, sindaco di Bagheria, Biagio Sciortino
e tanti altri amici, compreso lo scrivente, che ne apprezzano
e sostengono l’opera.
Una pittura così non comune, non può che dare
fastidio: così l’artista si è spesso
ritrovato nel più totale isolamento politico-partitico:
porte chiuse, anzi sbarrate, da un sistema politico-clientelare
che non gradisce nessuna attività di denuncia e asseconda,
ovviamente, solamente i servi sciocchi,i “lacchè”(lecchini)
di turno e gli “sciacquini” patentati. A fronte
di tanto isolamento strategico, sono arrivati anche alcuni
momenti di grande riconoscimento,come testimoniano le tante
mostre realizzate in vari comuni dell’isola, il conferimento
della cittadinanza onoraria da parte dell’amministrazione
comunale di Corleone, lettere di stima e apprezzamento
pervenute da personalità del mondo politico-istituzionale,da
artisti, uomini di cultura e semplici cittadini. Particolare
attenzione viene mostrata,verso le sue opere,da alcuni docenti
universitari italiani e,in particolar modo,statunitensi.
Una
pittura,dunque, non a fini di lucro ma per denunciare (la
sana e costruttiva denuncia)-ricordare, realizare percorsi
finalizzati alla solidarietà verso chi ne ha bisogno.
Il
sito è una sintesi,ristretta ma autorevole, di tutto
ciò e si articola in tre sezioni, VOLTI-COLORI-MEMORIE,
attraverso cui il pittore vuole illustrare a chi è
capace di apprezzarlo, il suo lungo cammino pittorico-culturale.
VOLTI
Il
mondo classico e,in particolar modo quello greco,usava il
termine “prosopon” (maschera dell’attore)
per definire il volto di una persona. La maschera, presso
i popoli «primitivi», era simbolo di un valore
strettamente magico-sacrale e dei significati a questa connessi
nelle cerimonie iniziatiche, nei riti di passaggio, nelle
manifestazioni in genere
legate alla guerra. Il volto, nel suo significato fondamentale,
indica ciò che sta dinanzi agli occhi, ciò
che si vede al primo impatto, ciò che caratterizza
la persona come manifestazione di un principio sovra-ordinato
nel quale cade l’accento del sé, la differenza
dal semplice individuo e dalla sua “forma”,
dove «l’essere personale non è se stesso
ma ha se stesso».
Il concetto di volto,in Porcasi,è assolutamente mutuato
da una concezione
antropologica, tipica espressione della cultura autentica
della sicilianità e non solo. Ossia il concetto di
volto equivale, profondamente, a quello di “umanità”.
Sofferente e gioiosa,carica di altruismo e di rabbia per
i tanti soprusi subiti dalla storia. Un volto bruciato dal
sole e solcato dalle rughe, quello dei contadini e dei marinai.
Un volto disperato, quello delle vittime, arrogante, quello
dei mafiosi, angosciato e triste, rabbioso o ironico, come
quello delle vittime e dei loro assassini. In questo, Porcasi
più che attento agli “uomini” e alla
loro storia, cioè al valore del senso etico del vivere.
Prima gli uomini e poi l’abito che indossano!
Così,questa sezione presenta una pluralità
di volti che vanno dallo storico siciliano, Carlo Marino,
a Madre Teresa di Calcutta, a Giovanni Paolo II, al vescovo
Cataldo Naro, tutti accomunati da una grande passione e
da una grandissima attività materiale nei confronti
dei più bisognosi,degli “ultimi”,dei
diseredati, impegnati in attività di crescita umana
complessiva, che interessi il corpo,l’intelligenza
e lo spirito umano.
In questa sezione trovano posto, anche, i volti in grado
di denunciare le malefatte dei nostri tempi fuori e dentro
il nostro territorio: da Carlo Lucarelli, con la sua interessante
trasmissione televisiva, “Blu Notte”, a Pino
Maniaci, coraggioso giornalista di un’emittente televisiva
locale, Telejato, dal sindacalista partinicese Nino Amato,
protagonista di una serie di battaglie contro l’inquinamento
ambientale,
COLORI
Per
i siciliani, i colori principali sono quelli della TERRA,
nelle sue varie sfaccettature stagionali, e del mare. I
colori della terra fanno parte del loro dna.
La terra colorata, riportata su tela dal Porcasi è,
un inno alle bellezze della Sicilia paesaggistiche e naturalistiche.
I colori, irresistibili, gli odori, indicibili, degli agrumi
isolani,dell’ulivo,delle ginestre,delle agavi,delle
margherite e dei fichi d’India.
Natura selvatica e organizzata dal lavoro dei contadini
che mostrano i due volti della Sicilia:quella che lavora,
produce, soffre e quella che aggredisce e uccide.
Tele
raffiguranti il mare, le barche, l’attività
dei pescatori siciliani,con tinte pittoriche vivaci e che
esprimono la gioia di vivere dei siciliani, che da secoli
vivono a stretto contatto e si nutrono del prodotto del
“mare nostrum”. Colori e momenti dell’attività
pastorizia,, insieme alla millenaria coltivazione della
vite La bellezza variegata delle donne siciliane, espressione
delle tante dominazioni presenti nel corso della storia
nell’isola.
In
questo settore sono anche rappresentate alcune immagini
dell’Africa. La Sicilia, per la sua posizione geografica,
guarda verso il continente nero ed è il ponte tra
il mondo occidentale-europeo e l’Africa.Questo guardare
l’Africa va molto oltre la semplice connotazione geografica,
diventa percorso di solidarietà verso le popolazioni
africane
bisognose dell’aiuto dell’occidente ricco e
opulento,ma spesso terribilmente “povero” da
altri punti di vista. Queste tele, grazie ad un progetto
di sviluppo della facoltà di Agraria dell’Università
di Palermo,sono state vendute e con il ricavato (circa ventimila
euro) sono stati scavati dei pozzi d’acqua nel Burundi.Non
si è uomini se non si è solidali!
MEMORIA
“Rifiuto
della morte è la Memoria”, scriveva Sergio
Quinzio. “Un popolo senza memoria è un popolo
senza futuro”, ha detto qualche altro. La memoria
è la possibilità, data ad ogni uomo, di ricordare
il passato,comunitario e personale, metabolizzarlo, vivere
il presente facendo ricorso alle risorse sane del passato,
senza ripetere gli errori commessi.
Porcasi fa memoria degli eventi storici che hanno interessato
la Sicilia, dallo sbarco degli Americani, nel luglio del
1943, consumato grazie all’appoggio dei mafiosi,(Calogero
Vizzini,di Villalba, Genco Russo di Mussomeli, Lucky Luciano
di Lercara Friddi), alla strage di Portella della Ginestra
(1 maggio 1947), la prima grande strage dell’era repubblicana.
In questa sezione,dunque, trovano posto le tele raffiguranti
vari uomini uccisi dalla mafia, in particolare il sindacalista
corleonese Placido Rizzotto, si legge la commistione tra
mafia e alcuni politici della Democrazia Cristiana, si continua,
in un percorso storico, scandito dagli anni, come fossero
numeri civici di una tragica via, con le stragi degli anni
’60, a Ciaculli (1963), frazione di Palermo, Bellolampo,
per passare all’uccisione del sindaco di Cattolica
Eraclea (AG) Giuseppe Spagnolo,nel 1955, a quella di Peppino
Impastato,nel 1978, fino ad arrivare ai nostri giorni, con
l’assassinio del prefetto di Palermo Carlo Alberto
Dalla Chiesa(1982), del parroco di Brancaccio Don Pino Puglisi
(1992), dei Giudici Falcone e Borsellino, unitamente agli
uomini delle loro scorte,nelle terribili stragi del 1992.
Si va avanti con la strage dei Gergofili, a Firenze, il
duro monito di condanna contro i mafiosi,di Giovanni Paolo
II, ( maggio 1993), nella valle dei templi ad Agrigento,
per finire, oltre le vittime, con gli arresti dei loro carnefici.
Grazie,
caro Gaetano, per tutto quello che hai fatto e farai ancora,
per aiutare la nostra Sicilia a scrollarsi di dosso i tentacoli
della piovra mafiosa. Attraverso un percorso culturale,
il tuo, di natura pittorica, unitamente alla collaborazione
fattiva e propositiva della società civile, delle
tante donne e uomini liberi che viviamo nell’isola,
dei
sindacati, della Chiesa non collusa, dei tanti credenti
di altre religioni, degli “uomini di buona volontà”,
dei giornalisti liberi e coraggiosi, dei tanti giovani impegnati
nel sociale,degli amministratori della cosa pubblica,corretti
e onesti, (pochi, a dire il vero), degli intellettuali,
dei magistrati e delle forze dell’ordine, ,dei tanti
docenti impegnati ad educare quotidianamente, attraverso
un lavoro attivo e fattivo.
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